L’INVENZIONE DELL’OCCIDENTE
ALESSANDRO VANOLI Storico, scrittore e divulgatore collabora con la RAI e il Corriere della Sera | FRANCO TOSOLINI Ricercatore storico |
Locandina dell’incontro

Articolo Giornale pre-incontro




Presentazione a cura di Rosalba Schenal
Buonasera e buon anno.
Dottor Alessandro benvenuto e un sincero grazie per la presenza.
I più vivi complimenti per il suo ultimo saggio che presenta questa sera ” L’invenzione dell’Occidente “, un lavoro interessante e molto accurato.
Alessandro Vanoli è bolognese, si è laureato in Storia della Filosofia Medievale all’Univ. di Bologna, ha conseguito il dottorato a Venezia.
Ha insegnato per dieci anni alle Univ. di Bologna e di Milano, ha collaborato con parecchie università nel mondo: Tunisi, Samarcanda, Granada, Buenos Aires, Città del Messico, negli Stati Uniti e in Olanda.
Da anni si dedica anche alla saggistica, alla comunicazione e alla divulgazione. Partecipa a Festival, progetti teatrali e attività didattiche.
Collabora con la RAI e il Corriere della Sera.
Autore di molti saggi.
Modera Franco Tosolini.
Grazie.
IL LIBRO

Nel 1494, solo due anni dopo la ‘scoperta dell’America’, a Tordesillas, una piccola località della Castiglia, veniva firmato un trattato tra Spagna e Portogallo che divideva il mondo in due e inventava l’Occidente come spazio, comunità e cultura. Mai nessuno si sarebbe potuto aspettare che una semplice firma avesse conseguenze così gigantesche e durature. Questa è la storia di come, tra medioevo ed età moderna, le società europee (all’inizio spagnoli e portoghesi in testa) spinsero le proprie ambizioni sempre più verso l’oceano e così facendo trasformarono l’idea che esse avevano dell’Ovest: quella che era una direzione divenne poco alla volta uno spazio pensabile. È perciò una storia di grandi navigatori e di dibattiti violenti tra geografi, una storia di sfide e di esplorazioni che solcarono l’ignoto. Ma è anche la storia dei dibattiti culturali che ne seguirono e che inventarono e definirono quell’Occidente che prima mancava dalle mappe. E il punto di arrivo di questa storia siamo noi. In un momento in cui tutto questo appare ormai largamente messo in discussione, forse vale la pena riprendere il discorso da capo e chiedersi come si sia giunti alla nostra idea di Occidente. Come una direzione geografica ha fatto nascere e maturare un’idea di appartenenza. Quel che non possiamo fare è darlo per scontato. Pensare che noi si sia davvero da sempre così, che la nostra storia, la nostra cultura e la nostra civilizzazione corrispondano da sempre a quello spazio indistinto con i piedi in Europa e la testa nell’Atlantico: quell’Occidente che in questo secolo faticoso appare sempre più difficile da stringere nelle nostre idee e nelle nostre mappe.
